Prima Stazione: Condanna di Gesù

Marco 14,32-36

32 Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». 33 Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34 Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». 35 Poi, andato un po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell'ora. 36 E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu».


Qui nel Pretorio, sono di fronte "il potere" e il "servizio"; il potere di :' Pilato e il servizio di Gesù. L 'uno condanna l'altro; perché, insieme, potere e servizio non possono stare. Pilato finge di cercare la verità, perché la cerca nell'ossessione di non perdere il suo posto di procuratore di Roma. Gesù invece è nella verità, perché compie la volontà del Padre che l'aveva mandato "per dare la vita in abbondanza; per "servire e non per essere servito".

Ora attua questi comandi del Padre; davanti a Pilato non rivendica la sua onnipotenza, ma si pone "come colui che serve" e che "dona la vita".
China il capo e pronuncia nel suo cuore la parola di obbedienza, Obbedisce per tutti: i prepotenti, i superbi; per quanti non hanno il coraggio e la volontà di servire.

 
Signore, Gesù, mentre ti vedo condannato a morte, fa' che io sappia condannare l'ambiizione che è in me; che io sappia riconoscere e accettare la "verità" che è nel miei fratelli