Il monumento dedicato a Padre Ignazio da Ispra

"Ho portato sulle spalle molti mattoni, pietre e travi per costruire case, chiese, cappelle, cimiteri...
Ho sudato sotto il sole tropicale...
Ho patito la fame...
Ho resistito alle dure fatiche...
Ho predicato la parola di Dio... "

Padre Ignazio da Ispra

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IL DISCORSO DEL CARD. GIAMBATTISTA MONTINI
25° Morte di Padre Ignazio - Inaugurazione del Monumento

25/09/1960 Piazza S. Martino Ispra
Commemorazione 25° della morte Padre Ignazio
Conclusione della settimana commemorativa del 25° di morte di Padre Ignazio.

Al centro il Cardinale G.B. Montini - alla sua destra Mons. C.Zorbahian, vescovo cappuccino armeno - Mons. Grossi, Vescovo Missionario del Bengala - Carlo Caravati Sindaco di Ispra. Al microfono Don Giuseppe Rotondi, Parroco di Ispra.

 

Testo del discorso tenuto dal Cardinale Giambattista Montini, futuro Papa Paolo VI, la sera del 25 settembre 1960 in occasione della benedizione del monumento eretto in P.za S.Martino, a conclusione della settimana commemorativa del 25° di morte di P.Ignazio

"Eccellenze, Signori, Cari Figli di questa fortunata parrocchia. Le cose che noi adesso abbiamo ascoltato soddisfano e saziano il nostro bisogno di accompagnare con proporzionati ed eletti pensieri l'avvenimento che stiamo celebrando. E l'ora che comincia a imbrunire ci dice che non molte parole possono concludere questa cerimonia. E dovrei anche aggiungere che la commozione, questi pensieri così grandi, così vivi, così veri, vengono ai nostri animi quasi come una sorgente di turbamento, che vorremmo sedare adesso con una riflessione silenziosa e tranquilla; e io a questa vi lascerò con la mia benedizione.

Ma non senza esprimere anch'io la grande compiacenza per questo avvenimeno e congratularmi con chi ne ha avuto l'idea, il vostro Parroco, il Sig. Sindaco, i Padri Cappuccini, tutta la cittadinanza. E' stato questo un buon pensiero ed è un'opera buona quella che avete fatto erigendo un monumento a questo Concittadino, perchè questo mette in evidenza dei meriti veri, dei valori che vale la pena di celebrare, di innalzare sopra gli altri.

Voi sapete che una delle confusioni e quindi delle sofferenze del nostro mondo presente è di non saper bene: "Ma, in fondo, che cosa vale? Chi devo seguire? A chi devo credere? Dov'è che c'è un merito che merita davvero il plauso, la mia imitazione?". In questo divismo presente contemporaneo le nostre menti sono frastornate da questa esibizione di valori che sembrano contradditori alcune volte.

Ebbene, voi avete fatto molto bene; e quelli che hanno il merito nelle erezione di questo monumento hanno indovinato una provvida educazione delle vostre menti, cioè a dire : "innalziamo dei meriti veri, un eroismo autentico, una volontà veramente grande e sincera. Guardiamo di far vedere e presentare alle generazioni che vengono, a questa nostra Cittadinanza e agli altri che vorranno condividere con noi questi sentimenti, una figura di uomo che merita di essere conosciuta, apprezzata eseguita".

Lo merita proprio perchè intanto è vostro Concittadino ed ha finito i suoi giorni laggiù; lo merita perchè ha vestito questo saio umile e povero, che ha il grande merito di portare ancora nel nostro tempo la figura e l'imitazione testuale di questo grande, grandissimo Santo, che è Francesco d'Assisi; di questo Santo che sembra così simpatico e così dolce e così amico, ed è un contradditore così potente di tutto quello che noi ordinariamente andiamo cercando. Voi avete in questo vostro Confratello Ignazio da Ispra veramente uno che personifica la tradizione francescana, la vostra specifica cappuccina, che è ancora tanto popolare tra noi proprio per la sua autenticità di imitazione evangelica e di fedeltà con cui ancora ci ravviva fra di noi la figura di Francesco d'Assisi.

Poi innalzate questo vostro Confratello al di sopra e dite: "Guardate che grande", perchè è stato missionario. E poi abbiamo sentito adesso nella belle rievo cazione del On.Galli e nelle parole del P. Provinciale e, anche prima, del sig.Parroco, perchè è stato un eroe, perchè ha sofferto come nessuno, perchè la sua sofferenza è stata per libera elezione, perchè l'ha seguita in un programma di obbedienza immolatrice, perchè ha sofferto per altri, per sconosciuti, per lontani, per poveri, ha dato tutta la sua vita. E' veramente una grande epifania di bontà questa vita, è una manifestazione di eroismo arnorosol evangelico, che ci lascia gli occhi aperti e inumiditi di commozione. Sta bene ed è bello ricordare di lui questa documentazione che lui stesso ci ha lasciato.

Troverete, se leggete o se avete letto già la vita di questo Cappuccino, anche delle note singolari, che lo paragonano davvero a quei valori che noil sotto un' altra scala, incontriamo ed apprezziarno, del letterato, del giornalista, dello psicologo. Questo libro che è stato scritto su P.Ignazio mi pare si inscriva bene nel catalogo della biogafia e dell'agiografia moderna e può davvero fare onore, anche sotto questo aspetto, chiamiamolo letterario, al vostro Concittadino. Ma soprattutto, dicevarno, fa onore perchè è stato un grande nell'amore, nella povertà, nell'obbedienza e nel dolore.

E io mi congratulo con i Padri Cappuccini, con la Famiglia dei Padri Francescani Cappuccini e con la Città di Ispra, che ha a suo merito questo eroe da poter chiamare proprio e imitabile. E allora mi domando: se questa sollevazione che noi facciamo di questo eroe -e speriamo un giorno di poterlo chiamare Santo, perchè davvero meriterebbe che la Chiesa lo chiamasse così- non lascia a noi quasi un testarnento, cioè delle lezioni? Le avete già sentite del resto ricordare.

A me pare che siano unitamene a quelle così ben dette prima di me anche queste: se un uomo dà la vita in questa maniera per la fede, è segno che questa fede è un gran dono, e una gran cosa. E noi, che abbiamo la fortuna di averla, possiamo chiederci: ne facciamo la stessa valutazione, la stirniarno, la amiamo, la facciamo nostra, la celebriamo, la viviamo come si dovrebbe, se un eroe di questa statura per la fede vive, soffre e muore così?

Dobbiamo apprezzare la fede che lui davvero così ha servito seguendo anche altrti esempi che vengono oltre a questo apprezzamento supremo e cioè, che per la fede ha sofferto. Noi siamo tante volte dei fedeli finchè non c'è da soffrire, finchè la testimonianza alla nostro professione religiosa non ci costa nulla. Quel giorno che mette delle altemative, che esige qualche fedeltà costosa, che pone dei sacrifici da compiere, diventiamo timidi, facciamo dei casi, abbiamo una bella serie di pretesti per dire: Ma si, ma no...

Sono questi uomini assoluti, sono questi uomini intemperanti direi, nella loro professione di fede che ci dicono: "Guardate che per la fede vale la pena, vale la pena di soffrie; occorre una fedeltà che si documenti, che si alimenti anche di sacrificio se è necessario".Questo vi insegna, questo ci insegna P.Ignazio da Ispra. E ci insegni anche che è un tal bene la fede e tale cosa, che non dobbiamo tenere come un dono esclusivo ed egoista; è un dono di natura sua diffusivo, ma che da sè non si diffonde, ha bisogno di chi lo diffonda; cioè il Signore, l'economia del Vangelo ha dato agli uomini di essere i propagatori della fede, ha voluto che la fede avesse il servizio della carità, della immolazione dell' apostolato, della vita missionaria, perchè la fede potesse diffondersi.

E se P. Ignazio da Ispra per questa sua fede ha sofferto, ha amato, ha patito, è andato in terre lontane pur di far giungere là, negli estremi confini delle sue possibilità, la luce del Vangelo, noi che faremo? Non faremo niente di apostolato, non ci associeremo a qualche cosa per dilatare questo regno di Dio, non soffieremo anche noi nelle trombe che lo annunciano? Voglio dire: non sosterremo le opere e le imprese che dilatano il regno del Signore, non aiuteremo le Missioni nostre, che dilatano la luce della fede nelle terre ove ancora non è giunta? Dobbiamo essere solidali, solidali con l'Apostolato cristiano. Dobbiamo essere anche noi, in qualche maniera, associati alla milizia della Chiesa sofferente in questa terra. Dobbiamo essere amici di questi Missionari che partono.

Non andate lontani dal nostro cuore, o cari Missionari. Partite per terre, che forse nessuno di noi potrà raggiungere, ma la nostra preghiera, la nostra carità, la nostra solidarietà cristiana vi accompagna. E se un giorno vi sorprendesse in quelle terre immense -ho avuto l' occasione, proprio alcune settimane fa nel mio viaggio in America di fare scalo a Belèm, la prima stazione dove P. Ignazio arrivò, e a Recife nel ritorno, e di sentire dalla sola afa di questi posti e dall'immensità di queste foreste vergini, impenetrabili, che cosa sia la vita in quei paesi-, ebbene se un giorno vi pesasse sull' anima il gran tormento della solitudine, dell' essere abbandonati, di non avere nessuno, sappiate che in questi buoni paesi nostri, in questa famiglie parrocchiali, in questa comunità, in questa, dove è innalzato il monumento a Ignazio da Ispra, c'è qualcuno che pensa a voi, c'è qualcuno che vi vuole bene, che vi segue, che vi è riconoscente di questa testimonianza viva e dolorosa che voi date al regno del Vangelo; che prega per voi e che raccoglie dalle vostre pene la missione della fedeltà per essere pari ai doveri che il Vangelo pone su ogni anima e su ogni coscienza.

Siate benedetti, cari Missionari che partite, dalla memoria di P.Ignazio da Ispra; portate alle terre lontane il saluto di questa terre, dite quanto siamo fratelli e quanto ci vogliamo bene, e come la carità di Cristo ci debba tutti unire. E a tutti, con questi pensieri e con questi auguri, sperando che P.Ignazio da Ispra veramente dal paradiso ci guardi e ci benedica, anch'io vi dò la mia pastorale benedizione".


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